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MAURO TARTER: CITTADINO DEL MONDO... CHE SI SENTE LADINO

Un po' di agitazione, lo dobbiamo ammettere, mentre aspettavamo l'arrivo di Mauro Tarter. Si, perché trovarsi di fronte a una persona che è stata per lungo tempo in contatto con altre culture, in altri paesi, che ha incontrato migliaia di persone in giro per il mondo, beh non è proprio semplice. Val di Fassa, Bolzano,Bressanone, Garda, Firenze,  l’Europa, il Giappone, Nuova Zelanda, Argentina, Iran, oggi Val di Fassa, domani... vedrò!
In una chiaccherata, perchè questa è stata più che un’intervista, Mauro ci ha aperto qualche cassetto della sua memoria e ha condiviso con noi alcune delle sue numerosissme esperienze che lo hanno portato ad essere uno sportivo di successo, un allenatore della nazionale iraniana, uno sperimentatore ma anche un uomo semplice che ha voglia di conoscere, di amare, di provare e osare, di non lasciarsi sfuggire nulla dalla vita.   


Ciao Mauro,
dai raccontaci un po' di te dagli inizi...
Sono nato il 22/01/1976 e sono vissuto fino a 18 anni tra Pozza, Bolzano dove mi sono diplomato in odontotecnica.
Ho iniziato molto presto ad amare lo sport, seguendo le scie di mio fratello e di mia sorella, passando prima all'hockey, poi al ciclismo e all'ippica, successivamente allo sci, snowboard, bike e telemark..

Potremmo dire che sei davvero uno sportivo polivalente! Ma quando è iniziata la tua carriera sportiva?
E' iniziato a 13 anni. La mia vita si è sempre divisa tra Pozza e Bolzano e mentre studiavo venivo su a sciare.  Certo mi allenavo, ma non ero particolarmente seguito perchè oggettivamente, qui in Trentino lo snowboard era poco conosciuto e non c’erano nè allenatori, nè istruttori.

A 13 anni?
Si, mi dicevano di avere un talento innato per questo sport e poi quando ho iniziato a fare gare, effettivamente i risultati sono arrivati subito. A 16 anni ero considerato uno dei più forti snowboarder in Trentino A.A (Italia) tanto è vero che ho anche partecipato anche ai mondiali in Slovenia.
A 18, dopo essermi diplomato, ho iniziato a gareggiare con gli sponsor e ho iniziato a girare l’Europa “surfando”sulla neve.

Vogliamo anche dire che in quegli anni sei diventato maestro di snowboard?
Sì, nel ‘99 sono diventato il primo maestro di snowboard in Val di Fassa che di Fiemme. Nel '94 poi a Plan de Corones ho partecipato al 1° border cross e poi half-pipe il che all'epoca era una cosa molto importante se pensiamo che si iniziavano solamente allora a sviluppare le strutture di questa specialità.

E hai iniziato ad essere conosciuto anche in ambienti extra sportivi...
Infatti, devo dire che il ballo è da sempre stata una mia passione. Già da molto giovane avevo orecchio per la musica, mi sapevo muovere.
Ho un bellssimo ricordo.
Conoscendo le mie capacità e attitudini al ballo, mia sorella quando avevo 13 anni mi fece un super regalo, che forse può sembrar un pò una follia soprattutto se pensiamo a come era il mondo all’inizio degli anni ‘90... mi portò per la prima volta a ballare alle “Streghe” a Canazei.
Ho ballato ininterrottamente per qualche ora, è stato bellissimo!
E seguendo nel tempo questa mia grande passione ho iniziato ad interessarmi al settore delle pubbliche relazioni diventando io stesso p.r. di due discoteche il “Manarin” a Cavalese e il “Max” a Bressanone tanto per citarne un paio. All'epoca poi ero un tipo anche abbastanza “fuori dagli schemi”.

In che senso?
Ho sempre giocato molto con il mio aspetto, considerandolo un espressione del mio stile e del mio carattere, per esempio potevo presentarmi in smoking ma con i capelli punk (quando ne avevo, ride) e il mio pizzetto rosso, e questo ha fatto si che le persone che mi conoscevano si ricordassero di me e mi riconoscessero anche se questo non era assolutamente lo scopo per cui lo facevo.

Quali attività hai svolto allora oltre a quelle legate strettamente alla sfera sportiva?
Beh, oltre alle gare ho iniziato a fare serate nelle discoteche sul Garda, ho collaborato con il canale Eurosport e con grandi sponsor come Benetton, facevo delle pubblicità molto particolari e con queste esperienze mi sono fatto conoscere non solo nel veronese ma più in generale in Italia e all’Estero.

Ma torniamo al tema principale... poi come mai hai smesso con le gare?
A 19 anni ho avuto un incidente al ginocchio. Ho subito 3 operazioni a quello sinistro e 1 a quello destro e questo un po' mi ha frenato. Ho fatto i lavori più disparati come il lavapiatti, il lattoniere, ho lavorato nel maneggio di San Giovanni.

L'incidente però non ti ha fermato con lo snowboard...
No, infatti ritengo questo sia grazie alla tenacia, alla sfida continua, l’essermi messo sempre in gioco che mi ha fatto andare avanti anche nella professione.

Poi cosa è successo?
Sono andato a Firenze, all'università e mi sono laureato in marketing. Sono partito per Milano e lì ho provato a inserirmi come trend-setter, cioè come ricercatore di tendenze, ma non è andata bene quindi ho iniziato a collaborare con una rivista come event-writer.
Milano però non mi piaceva, come dire, era bella dal lunedì al venerdì, ma poi c'era il desiderio di tornare a casa e allora ho preso, fatto le valigie e me ne sono andato a Bussolengo (Vr). Lì per 5-6 mesi ho lavorato in un centro commerciale di abbigliamento come responsabile del personale.

Caspita una bella differenza dalla vita che facevi prima.
Ora molto più concreta in un certo senso a contatto diretto con la gente.

Ma in realtà all'università avevo comunque avuto una formazione sulla psicologia del marketing quindi mi sentivo preparato anche per questo tipo di lavoro. Nonostante questo però, non mi sentivo soddisfatto e ho lasciato il lavoro.
Nel '99 sono tornato in Valle e mi sono dedicato allo snow lavorando nelle stagioni invernali a Campitello, Moena, San Candido, Corvara ed ora a Canazei.

Mauro e gli atleti giapponesiE la tua voglia di conoscere dove ti ha portato?
Tra il primo e il secondo anno di università sono andato in Australia per imparare l'inglese e lì ho fatto il giardiniere e il cameriere. Da lì poi mi si presentavano due occasioni: la California oppure il Giappone. Avendo già conosciuto a Firenze un po' della cultura americana, optai per il Giappone di cui non nulla conoscevo.
In Giappone, a Hokkaido, ho lavorato con “Club Med”, nota compagnia di viaggi, e lì ho avuto la possibilità di sciare e contemporaneamente lavorare.
Nel 2006 sono partito per la Nuova Zelanda, in particolare mi sono fermato nelle isole del nord, e sono entrato in contatto con la cultura Maori, di cui porto dentro un'emozione e un ricordo molto forte. Decido però di tornare in Giappone, non più a “Club Med” e così sono arrivato a Furano, da Kimura Kiminobu,slalomista di coppa del mondo alla fine degli anni ‘90,  maestro di sci. Con Kimura ho fatto tante nuove esperienze, è diventato un amico e mi ha fatto conoscere una nuova metodologia di insegnamento che propone un diverso atteggiamento nei confronti della disciplina. E proprio lì in Giappone, con l’aiuto di Kimura, sono diventato maestro di sci alpino!

 


Mauro Tarter con la famiglia KimuraSappiamo che sei stato allenatore della nazionale iraniana. Come sei arrivato lì? Come hai vissuto?
Innanzitutto vorrei spendere due parole di ringraziamento a Piero de Godenz (Apt Fiemme), che mi ha dato la possibilità di fare questa esperienza e che soprattutto mi ha dato fiducia. E' lui che venendo a conoscenza che la nazionale iraniana era in cerca di un allenatore non iraniano, mi ha contattato e proposto l’avventura. Io ho accettato, o meglio loro hanno accettato il mio curriculum, e sono partito.
All’inizio è stato davvero molto faticoso.
Il primo impatto con la mentalità iraniana è stato molto difficile e, oltre a questo, essere allenatore portava grandi responsabilità. Ad esempio mi era proibito bere  qualsiasi tipo e qualsiasi quantità di alcoolici, non era considerato positivamente nemmeno girare con delle ragazze in macchina o semplicemente frequentarle. Le restrizioni erano tali che all'inizio non so nemmeno se l'ambasciata italiana sapeva che io fossi lì. Certo, c'erano dei momenti di divertimento, ma anche lì bisognava stare molto attenti perché tutto viene vissuto all'estremo, in modo molto forte, perché hanno molte restrizioni. C'è anche la pena di morte.
Potrei dire che il primo anno l'ho vissuto praticamente in isolamento.



Squadra snowboarders iraniana Insomma all'inizio hai dovuto eliminare la tua persona per inglobarti nella loro cultura?
Si, direi assolutamente si. Però poi quando è venuta mia mamma a trovarmi mi sono fatto portare i canederli (ridiamo). Poi ho vissuto a Teheran...

Ed è pericoloso come dicono?
No, credo sia tutto una costruzione mediatica e politica anche se è vero che si sente molto la paura verso le spie governative.
Nella stagione invernale 2008-09 in Iran mi sono occupato dei corsi di formazione per i maestri di snowboard e li ho realizzato il primo snowpark iraniano e questo è stata una gran bella soddisfazione.

Ma chi te lo faceva fare di realizzare sempre cose nuove?
Beh mi pagavano... e poi mi piaceva. E mi dava parecchia soddisfazione sapere che era un italiano a tenere questi corsi e realizzare queste strutture, un modo per 
valorizzare il posto da cui provengo.


E come mai sei tornato in valle?

Sicuramente i problemi politici recenti a causa delle elezioni politiche hanno contribuito mettendo in difficoltà la federazione di sci ed anche le iniziative da me proposte. Queste, oltre alla mia indipendenza a Teheran, iniziavano a “rompere le scatole” a qualcuno e per questo non mi hanno più rinnovato il contratto con la nazionale, quindi sono tornato in Valle, a casa..

Adesso di cosa ti occupi?Hexen Club - Val di FassaBeh, dopo aver lavorato al Kusk a Moena, ora mi occupo di consulenza presso Alpin Art Club e collaboro con L'Hexen disco club a Canazei, attività in cui lavorano anche Dellantonio Christina, Alessandro Cianchetta. Devo dire di essere contento di questa esperienza perché ho trovato delle persone, anche nel resto della valle, disponibili a darmi fiducia.

Che progetti avete in mente?
Un progetto a breve termine sarebbe quello di creare un “Val di Fassa Entertainment”, perché non si può  pensare di vivere in una località come la Val di Fassa, dove specialmente in inverno, arrivano moltissimi turisti giovani e non offrire loro delle attività e opportunità per il dopo cena.
A lungo termine invece realizzare un “Entertainment Village” Gran Taverna Teater/Hexen che soddisfi le esigenze di tutti i target di turisti (giovani e non, amanti della disco, ma anche del piano bar, abbienti e meno...) ma a questo ci stiamo ancora pensando.

Pensi di fermarti?
Al momento sono soddisfatto di quello che faccio specialmente in estate dove collaboro con l’associazione Fassabike occupandomi del marketing e delle pubbliche relazioni oltre che ad essere il responsabile del park del Buffaure. Dipende dalle occasioni che mi si presenteranno.

Che messaggio ti senti di dare ai  giovani della Val di Fassa?
Più che un messaggio è una considerazione; ossia di non pensare che quello che è ovvio qui lo sia anche dall’altra parte del pianeta, come ad esempio gli affetti o la famiglia. A volte ci lamentiamo dei rapporti con genitori o con i parenti, senza renderci conto dell’affetto e del rispetto che si dovrebbe nutrire l’uno per l’altro. A parer mio viviamo in una realtà che ci illude nel pensare di non aver bisogno di nessuno ed invece l’amore, la famiglia e gli affetti sono importantissimi.

Ringraziamo tanto Mauro per averci dato fiducia e per aver condiviso con noi un po' del suo tempo. Per averci fatto capire che le occasioni bisogna essere coraggiosi e riuscire a crearsele, anche esponendosi, ma che altrettanto bisogna saper cogliere.

 

Squadra iraniana dopo l'allenamento   Mauro in IranPiccola curiosità: se anche voi leggendo i post di Mauro su facebook foste rimasti increduli nel leggere che stava indossando degli Oakley da 4000€, ora possiamo confermarvi che nello scrivere la cifra non è stato messo nessun zero in esubero! ;-)

Mauro in Giappone + impronta orso



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11.06.2017

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